Devianza all’interno della società

All’interno della società sono presenti norme rafforzate da sanzioni positive costituite per ricompensare chi rispetta la norma o rafforzate da sanzioni negative per condannare chi non le rispetta: si dicono formali se applicate da specifiche istituzioni con tale compito o informali se sono spontanee e meno organizzate come le manifestazioni di disapprovazione.

Colui che non rispetta una norma è detto deviante,  la devianza consiste nella violazione delle regole dettate dalle norme sociali riconosciute valide nell’ambito di un sistema sociale. Un fenomeno di devianza è qualsiasi fenomeno che non è conforme alle aspettative ed alle norme vigenti in una data società. La devianza è la non conformità a una o più norme accolte positivamente dalla maggior parte della collettività; se essa riguarda un gruppo sociale è detta subcultura deviante. Quello della devianza è un concetto ampio,  i sociologi della devianza cercano di comprendere il perché certe manifestazioni sono considerate devianti e come tale concetto venga applicato in modo diverso dai membri della società. Parlando di criminalità, la si definisce una sottocategoria della devianza e si occupa di quei soggetti che con i loro comportamenti violano apertamente le leggi. La devianza è analizzata da diverse discipline che ne colgono le varie sfaccettature con lo scopo di limitare le conseguenze negative all’interno della società; tra queste vi è la criminologia che in particolare si riferisce ai reati, cioè ai comportamenti sanzionati dal codice penale. Vi è inoltre la sociologia della devianza che studia quei comportamenti non conformi alle norme che possono esulare il limite del codice penale. Non è facile comprendere il comportamento di un soggetto deviante, ma allo stesso tempo è necessario tentare di dare delle risposte. Per questo scopo sono state enucleate delle teorie tra cui le più importanti:

-teorie biologiche: sono tra le più antiche e ricercano le cause della devianza in fattori di natura biologica di tipo ereditario. Tra i maggiori esponenti di tali teorie ritroviamo Lombroso e Cowen, secondo i quali i tipi criminali si potevano riconoscere da determinate caratteristiche di tipo anatomico. La socializzazione di tali individui può influire sul loro miglioramento, ma si tratta nella maggior parte dei casi di soggetti degradati o minorati. William A. Sheldon riprese l’idea dell’influenza biologica sulla devianza presentando tre tipi principali di struttura fisica umana: i soggetti mesomorfi, ovvero, muscolosi e attivi; gli ectomorfi, soggetti magri; ed infine gli endomorfi, individui grassi;

-teorie psicologiche: possono essere ricondotte alle teorie freudiane. Alcuni studiosi sostengono che in alcuni casi la predisposizione che possiede un individuo a delinquere sia un fattore ereditario. I fenomeni di devianza compiuti dalle persone, si pensa siano causati da conflitti irrisolti e da meccanismi riscontratisi nell’infanzia e nell’adolescenza. Le cause, quindi, sarebbero debolezza di carattere e degenerazione morale. Psicopatia e devianza sono due termini che si accompagnano tra loro, colui che è psicopatico  reagisce di impulso senza provare sensi di colpa, addirittura provando piacere.

Tra le varie teorie ritroviamo quelle funzionanti che considerano la devianza e la criminalità come il risultato dell’insufficiente regolazione morale nella società.

Tra queste teorie distinguiamo:

-teorie dell’anomia: Secondo Durkheim, maggiore esponente di tale teoria, nelle società moderne, valori e norme tradizionali, vengono meno senza essere sostituiti da nuovi punti di riferimento normativi. Per lo studioso la devianza è un fatto sociale inevitabile ed è necessaria per la società, che a sua volta svolge due importanti funzioni, una adottiva introducendo nuove idee e sfide, agendo come forza innovatrice;  e un’altra funzione che risiede nel fatto che incoraggia la definizione di confini, rafforzando la solidarietà di gruppo. Robert Merton nel 1938, introdusse il suo concetto di anomia per spiegare la devianza negli USA. Descrisse una formulazione differente da quella di Durkheim, distinguendo le norme sociali in due tipi, parlò di mete sociali e mezzi accettabili per raggiungerle. Ridefinì l’anomia come una discrepanza tra mezzi e fini prodotta dalla struttura sociale, che, senza avere i mezzi per conseguirle, proponeva delle mete. Le mete culturalmente definite e i mezzi socialmente strutturati sono separati, così si vede composta l’organizzazione della società che spiega il sintomo della devianza

-teoria delle subculture: sviluppata da Cohen che affermò che il comportamento criminale  deviante è frequente nei giovani che si organizzano in bande. I devianti provano soddisfazione nel causare un disagio, tentano di intralciare i valori degli altri ceti sociali. Per molti, è proprio l’assenza di uno status sociale alla pari che porta a reazioni e comportamenti ostili e negativi per la società.

Poi ancora le teorie interazioniste che sostengono che la devianza sia un fenomeno socialmente costruito e tra queste teorie distinguiamo la:

-teoria della devianza appresa: Sutherland rappresenta il maggior esponente di questa teoria, egli afferma che alcuni individui diventano devianti poiché sono componenti di alcune subculture aventi proprie regole devianti sviluppate, comprese di sanzioni positive o negative;

-teoria dell’etichettamento: definita anche “labelling theory”. Definendo criminale l’autore di un reato ed etichettandolo in questo modo, secondo essa, avviene un meccanismo in grado di trasformare l’autore di un singolo reato in un delinquente cronico. Un individuo diviene deviato dopo essere stato etichettato in quella maniera. Per capire ancora meglio tale teoria, un esempio diverso di etichette si può fare riguardo le forze della legge e dell’ordine, riconducendole all’abbigliamento e al modo di parlare

– teoria del conflitto: Marx come esponente. Qui, i comportamenti devianti sono spesso di natura politica e vengono compiuti per ribellione alle diseguaglianze del sistema capitalistico. Servono per mettere in discussione l’ordine sociale;

– la teoria del controllo sociale: questa teoria considera la natura umana moralmente fragile, debole e facile da coinvolgere. La teoria cerca di spiegare non perché alcune persone commettono reati bensì perché  la maggior parte non li commette, quindi più che basarsi sulla devianza si basa sulla spiegazione di conformità. La risposta al fatto che molti non commettano reati è perché sono frenati da controlli sociali di vario tipo. Possono essere esterni cioè forme di sorveglianza, minacce e sanzioni, oppure interni diretti come l’imbarazzo e il senso di colpa o ancora interni indiretti quali l’attaccamento emotivo provato per gli altri e il desiderio di non perdere la loro stima ed il loro affetto.

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