Nostalgia del futuro

Sembra un paradosso solo affermare che ci possa essere una nostalgia del futuro.

Ma, non è così.

La nostalgia non rappresenta un’idea residuale o, peggio, uno stato d’animo rinunziatario.

Nostalgia piuttosto è positività.

Significa che un fatto, o una volizione, accaduto tanti anni prima, comunque è ancor valido oggi.

È così per il proverbio, che tanto più è antico nel tempo, quanto ancora oggi è valido quale insegnamento.

La Storia è sempre un progresso, si pone come una scia luminosa, mai come un buco nero,

Altrimenti, tutto sarebbe finito.

In questo momento, tanto carico di tensioni sul piano sociale, bisogna volgere lo sguardo indietro e, poi, proseguire validamente.

Si osservi, a mò di ideale spartiacque, l’immediato Dopoguerra.

Tutto era stato toccato se non distrutto.

Le macerie fumavano ancora, pure in senso materiale.

Eppure, in quegli anni, la posta veniva distribuita due volte al giorno, gli uffici postali restavano aperti ventiquattro ore, a Torino risiedevano un milione e duecentocinquantamila persone.

Tutti i farmaci venivano dispensati senza il pagamento di ticket onerosi.

Sono, quelli detti, alcuni degli spaccati relativi a un tempo che ci riguarda.

Ogni cosa fu allora possibile perché c’era una forte carica emotiva e si pensava in modo positivo.

Le sventure appena trascorse ed alle quali si era sopravvissuti spingevano ognuno a pensare che il peggio era oramai passato.

Oggi le cose vanno diversamente e l’avvocatura gioca un ruolo protagonistico.

Il peggior nemico della realtà italiana è la corruzione.

Corruzione significa minore impiego di risorse per il bene comune.

In quanto, sul piano prettamente economico, buona parte delle stesse viene dispersa in mille rivoli improduttivi ovvero utili solamente a pochi personaggi.

La crisi della società italiana tocca in profondità settori in apparenza inespugnabili.

Non solo le grandi industrie sono passate negli ultimi tempi in mani straniere.

Anche quelle che erano legate alla realtà italiana in modo speciale, quali la editoria o la moda sono travolte da iniziative straniere.

La moda subisce la concorrenza di merce contraffatte ovvero prodotte in paesi stranieri.

Il prezzo di mercato al minuto è minore a discapito delle industrie italiane.

Nel campo grafico ed editoriale, giorno dopo giorno, si assiste a cessioni di case editrici storiche ad imprese straniere.

Fra i tanti esempi basi pensare alla UTET oramai nelle mani degli olandesi, alla Giuffrè acquistata dai francesi.

Si potrebbe continuare ancora in tale triste disamina.

Ma questo è un articolo che riguarda l’avvocatura e, in modo non paradossale, può affermarsi che proprio essa ha la possibilità di sollevare il corpo sociale dallo stallo in cui si trova.

Non è compito solo del Governo fronteggiare l’emergenza.

È compito proprio della avvocatura.

I punti di vista sono molteplici onde spiegare l’intervento forense.

Cerchiamo di dirlo in modo semplice e chiaro.

L’economia non rappresenta un settore materiale del corpo sociale.

Essa semmai è una categoria dello spirito.

Come tale è connessa in modo indissolubile con altre componenti della società.

Sul piano pratico l’economia si articola in sistemi di produzione talvolta asfittici, talaltra rigogliosi.

È necessaria quindi la presenza di professionisti in ogni settore e che siano adeguatamente attrezzati.

Essi certamente si identificano in commercialisti, ingegneri, chimici, manager in primo luogo.

Ma il discorso non si ferma qui.

In ogni settore della realtà produttiva occorre seguire il dettato delle leggi.

Più si è ligi alla osservanza delle regole della civile convivenza, maggiormente saranno proficui i frutti della produzione.

Una scelta piuttosto di un’altra, un rapporto con un ente o una persona piuttosto che con un’altra, un novero di clausole sufficienti ed adeguate, la chiarezza delle regole, la chiusura a interpretazione farneticante, sono ben chiari richiami a quello che può determinare l’opera del consulente e, quindi, dell’avvocato.

Oggi, sul piano culturale classico, la nostra categoria non ha nulla da invidiare ai colleghi stranieri.

Quello che manca è la competitività sul piano delle regole specifiche.

L’avvocatura italiana deve avvicinarsi alla borsa e non solo a quella di Milano.

Deve viaggiare e conoscere quanto avviene negli studi e nelle Università di Vienna e Londra, Zurigo e New York.

Il gioco, quello vero, quello alto della professione, non ha più campo solamente nelle più buie aule delle Corti di Assise, ma si esprime maggiormente dove si produce ricchezza e, quindi, si creano posti di lavoro, si contribuisce alla previdenza statuale, si tutela la lavoratrice madre e l’operaio infortunato.

A questo approccio si debbono avvicinare sia gli avvocati che sinteticamente vanno definiti quali civilisti, come i penalisti.

Ciò perché la consulenza spazia attraverso le varie branche del diritto, ma queste ultime devono essere ben note.

Una preparazione di base è necessaria e lì non passano mai di attualità le pandette o le monografie di Chiovenda e De Marsico.

Ma questa è solo la premessa, occorre partire e continuare e la formazione deve essere senza sosta, la preparazione aggiornata, la profondità del relativo ramo di esercizio oltrepassare apparenti visibili limiti.

Nella storia non ci sono mai epoche di assoluta decadenza come di assoluto splendore.

C’è solo la realtà presente, che è una sorta di magma.

L’opera dell’uomo può far sì che il magma si muova da sé e sfugga a qualunque controllo.

Ecco la decadenza.

Se la volontà dell’uomo invece è forte, la stessa può influire sulla materia.

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