Le società off-shore. Criticità e prospettive

Le società off-shore sono società con sede legale in un paese differente rispetto a quello nel quale sviluppano propriamente l’attività. Questo è permesso dal fatto che i Paesi in questione hanno ordinamenti che prevedono scarsi controlli, imposizione fiscale minima, pochi adempimenti contabili e regimi fiscali agevolati, perché sono soliti basare la loro economia sulla presenza di capitali esteri e sulle ricche commissioni guadagnate sulle transazioni finanziarie.
Questa tipologia di società è inoltre molto vantaggiosa, se accuratamente seguita e studiata da professionisti del settore, perché permette di proteggere il patrimonio, alleggerire la burocrazia e ottimizzare i costi, oltre a garantire la riservatezza. Quest’ultimo punto è uno dei cardini fondanti delle società off-shore: pur di attirare sul loro territorio i capitali e gestire le operazioni di queste società, i Paesi non forniscono informazioni sulle società con base nel loro territorio. Ed è proprio per questa ragione che le società offshore costituiscono spesso una modalità per realizzare, senza attirare clamore, speculazioni spericolate, operazioni vietate o illecite, o per nascondere perdite di bilancio.
In Italia le società off-shore sono legali e opportunatamente tutelate e regolate: la norma sulla tutela del risparmio del 2005 attribuisce al Ministro della giustizia il compito di determinare quegli Stati «i cui ordinamenti non garantiscono la trasparenza della Costituzione, della situazione patrimoniale e finanziaria e della gestione delle società». Pertanto le società per azioni italiane che hanno legami con società che sono registrate negli Stati indicati dal Ministro devono sottoporsi a particolari obblighi informativi: hanno il vincolo di documentare il patrimonio movimentato e le tasse pagate e di indicare dove sono stati realizzati i profitti.
In termini economici, questi Paesi ,dove le aziende e le società vengono trasferite, sono chiamati off-shore, tradotto letteralmente come “fuori dalle acque territoriali”, ma sono più comunemente noti come “Paradisi Fiscali”. L’espressione “paradiso” deriva, con molta probabilità, da un’errata traduzione della denominazione inglese di tali zone: “tax haven”, ovvero rifugio, molto simile a “heaven” che invece significa paradiso. Tale terminologia viene usata per indicare dunque tutti quegli stati che hanno una legislazione fiscale agevolata con la quale attirano i capitali esteri. Molte aziende proprio grazie alla delocalizzazione verso questi territori sono riusciti ad ottenere avanzi di bilancio, nonostante la crisi incombente e pressante, legata principalmente al fatto che la classe imprenditoriale non essendosi aperta alla globalizzazione dei mercati finanziari e delle merci, ha causato un grande calo produttivo di tutte le imprese europee.
I paradisi fiscali sono costantemente tenuti sotto controllo perché le caratteristiche che li contraddistinguono non sono mai state fissate in modo chiaro e univoco, dunque ogni anno sono al centro di confronti e scontri politici internazionali.
Segue un elenco dei più conosciuti paradisi fiscali: Andorra, Anguilla, Aruba, Bahamas, Barbados, Belize, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Brunei, Isole Cayman, Isole Cook, Costa Rica, Cipro, Dubai, Gibilterra, Grenada, Guernsey, Hong Kong, Isola di Man, Labuan, Liberia, Isole Marshall, Mauritius, Principato di Monaco, Antille Olandesi, Nuova Zelanda, Panama, Repubblica Dominicana, Saint Lucia, Seychelles, Singapore, Trinidad e Tobago, Turks e Caicos, Regno Unito.
Le difficoltà d’identificazione in modo univoco delle peculiarità dei paradisi fiscali rendono necessario, da parte dei paesi occidentali, una loro continua analisi che produce un costante aggiornamento delle liste degli stati considerati offshore che ogni anno sono oggetto di dibattito e di scontri politici nella comunità internazionale. Per avviare tale tipo di attività bastano il proprio codice fiscale e un collegamento a internet. Ma è molto complicato e rischioso costituire queste società autonomamente, perché si può essere incriminati per evasione o riciclaggio se non c’è un esperto di diritto internazionale ad occuparsene. Esistono infatti organizzazioni che mettono a disposizione società già costituite e rimaste inattive, cedendole ai clienti in caso di necessità.

Brevemente abbiamo analizzato i punti salienti di una società off-shore, ma consiglio a tutti gli imprenditori desiderosi di esternalizzare le proprie attività per conseguire maggiori introiti, di richiedere una consulenza specifica o affidarsi a professionisti.

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