Tempo e Giustizia

Ogni fenomeno umano si colloca nel tempo e nello spazio.
Pure le categorie dello spirito sono sottoposte a tali coordinate.
La Giustizia quale archetipo della Società, forse tra i valori fondanti della Società, deve fare i conti con il tempo e lo spazio.
La Dottrina germanica in Romanistica si soffermava spesso sul concetto di zeitgast, “spirito del tempo”, inteso quale fonte di valori, abitudini, attitudini.
La Giustizia, si diceva, deve fare i conti pure con lo spazio, in quanto in esso si stanzia una forma di Società e, quindi, a mo’ di esempio, una cosa è applicare la Giustizia in Olanda, altra cosa in Polinesia.
Sorge con la nascita dell’uomo la Giustizia quando, in tempi remoti, cominciò a dirsi “questo è mio, questo è tuo”.
E non sembrava che alle parole seguissero i fatti.
Sorge pure con la storia dell’uomo la cruda pagina del Diritto, se è vero che la nascita di Roma ha origine dal delitto di Romolo, quella di Gerusalemme dal fratricidio di Caino.
Ma non sempre tempo e Giustizia fra loro sono coordinati, forse sembra che avvenga spesso il contrario.
Una sentenza lenta, tardiva, non fa giustizia, semmai arreca un danno alla Società.
Ma, non è solo il caso di una giurisdizione lenta quello che preoccupa, occorre fare i conti con la vetustà delle leggi.
Un Codice è attuale in un dato spazio di tempo, è sorpassato con lo scorrere degli anni.
In questa ipotesi si trova l’Italia, la terra chiamata “culla del Diritto”.
Basti solo riflettere sul Codice Penale ognora vigente, esso risale al 1930.
Certo vi sono le modifiche ma esse richiamano all’ineffabile “manto di Arlecchino”.
Al di là di affermazioni di natura nostalgica, l’eredità delle leggi scritte non sempre è proficua.
È sin troppo chiaro che nei Paesi del “common law” l’applicazione della legge, e quindi la legge, è in piena sintonia con il tempo (attuale).
Diceva Nicola Coviello, quasi un secolo e mezzo fa, che la Legge deve essere chiara, semplice, leggibile.
Quando le leggi sono troppe, spesso producono contraddizione e confusione.
Nel nostro Paese almeno sono duecentomila le leggi formalmente vigenti.
Nei Paesi del “common law” invece sono vigenti quelle leggi effettivamente applicate.
Ciò perché la fonte che regola il singolo caso giudiziario non è basata sullo scritto quanto sulla giurisprudenza (attuale).
L’empiria di Hume, fra l’altro, ha ispirato la vita di un popolo ed ancora oggi fa sentire il suo peso.
Lentezza della Giustizia infine significa porre ostacoli alla produttività della Società.
Un Paese che viene retto da leggi inadeguate e da una giurisdizione lenta, difficilmente conquista primati.

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