Approfondimenti sull’istituto del “rinvio”: un ponte tra i diversi ordinamenti giuridici

Da sempre il diritto rappresenta una delle più alte conquiste dell’umanità e da sempre le singole comunità hanno sentito l’insopprimibile esigenza di trovare delle regole comuni che consentissero una pacifica convivenza tra i consociati disinnescando (o almeno riducendo) le inclinazioni violente ed egoistiche che, se lasciate libere, nel medio-lungo periodo avrebbero disgregato anche il più embrionale gruppo sociale in favore della legge del più forte (come efficacemente sintetizzato dal noto brocardo “ne cives ad arma veniant”).

Questo bisogno di creare e cementare una “koinè” giuridica ha portato alla nascita di ordinamenti sempre più complessi e raffinati, il cui contributo ha consentito a grandi nazioni ed imperi di consolidarsi e sopravvivere per generazioni.

Ma per quanto un Paese sia progredito e influente, le sue conquiste giuridiche hanno un ambito applicativo limitato, corrispondente ai territori su cui lo Stato-legislatore esercita la propria sovranità.

Queste contingenze non hanno però frenato, né storicamente avrebbero potuto farlo, la fisiologica esigenza umana di relazionarsi con membri di altri gruppi sociali: un’esigenza stimolata dalle enormi opportunità di arricchimento culturale, scientifico, sociale ed economico che ogni popolo può trarre dall’entrare in contatto con le comunità viciniori.

Senza dubbio una delle maggiori criticità nella costituzione e gestione dei rapporti tra cittadini di due o più stati, è rappresentata dalle difficoltà di trovare una regula juris che fosse condivisa e, dunque, tutelata da entrambi i legislatori: ed infatti, in tutti gli ordinamenti statali, esistono fatti e rapporti giuridici non collegati in via esclusiva con lo Stato, ma connotati da elementi di transanzionalità rispetto allo Stato stesso.

Diverse sono le soluzioni di volta in volta adottate per rispondere a questo quesito: dalla stipula di accordi e trattati, alla creazione di organismi internazionali di risoluzione di possibili controversie insorte in tali ambiti, fino ad arrivare alla creazione di normative che regolamentassero le condizioni di convivenza tra istituti interni e stranieri regolanti la stessa materia.

Tra questi un ruolo centrale è svolto dal cd. “richiamo o rinvio”.

Tale strumento altro non è che il richiamo operato dal diritto internazionale privato vigente, ovverosia il corpus di norme interne che disciplinano i rapporti giuridici che presentano questi elementi di estraneità.

Il nostro sistema regolamenta questo meccanismo attraverso la l. n. 218 del 1995 che, in vari articoli, richiama o rinvia, appunto, alla norma straniera che disciplina quel determinato tipo di rapporto con cui presenta un collegamento.

A tal riguardo si suole distinguere il rinvio formale, con il quale l’ordinamento richiamante riconosce, all’ordinamento straniero richiamato, la possibilità di applicare direttamente le proprie disposizioni senza necessità di una previa opera di recepimento, dal cd. rinvio materiale nel quale la norma straniera è considerata incorporata e riprodotta nella disposizione interna che la richiama (tecnicamente costruita come norma in bianco).

Un ruolo significativo è poi svolto dai ccdd. rinvio indietro e rinvio oltre.

Il primo dei due si caratterizza per il fatto che le norme di diritto internazionale privato richiamato a loro volta rinviano all’ordinamento richiamante, la cui normativa in materia sarà, dunque, quella richiamata.

Nel caso del rinvio oltre l’ordinamento richiamato, a sua volta, rinvia ad un altro ordinamento che sarà, quindi, quello che si applicherà al rapporto in esame.

A tal riguardo, l’art. 13, comma 1, della l. 218/1995, accetta il rinvio indietro e consente il rinvio oltre solo se è definitivo, cioè se non porta ad un ulteriore rinvio da parte dell’ordinamento richiamato.

È bene notare come il predetto meccanismo trova delle eccezioni che ostano all’applicazione del rinvio, come nel caso in cui l’applicazione della legge straniera è frutto della scelta degli interessati ovvero se si tratta di richiamare norme relative alla forma degli atti od obbligazioni non contrattuali.

Vi sono poi delle ipotesi particolari in cui la delicatezza degli interessi coinvolti ha spinto il legislatore a limitare il rinvio (sia esso oltre o indietro): ciò è quanto accade nel caso in cui la loro applicazione vulneri, escludendolo, il rapporto di filiazione (cd. rinvio in favorem).

Un’altra limitazione è poi data dalle cd. norme di applicazione necessaria, ovvero quelle disposizioni che si applicano in deroga alla disciplina e ai meccanismi del diritto internazionale privato (e che, per questo, sono state anche definite come “norme internazionalmente imperative”). Ancora una volta il terreno di maggior presenza di queste norme si ritrova in ambiti sensibili come il diritto di famiglia.

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