Dalle udienze nei Tribunali a quelle nelle tende

Non finisce mai di sorprendere la realtá giudiziaria italiana.

E, come ogni perversa evoluzione, le sorprese, via via verificatesi, si ammantano di una assurdità del tutto imprevedibile.

A Bari, da alcuni giorni, e sembra che la vicenda non si esaurisca in tempi brevi, il Tribunale tiene le proprie udienze in delle tende di tela.

Fa un certo effetto leggere “sezione I”, “sezione II”, etc.

Come piú non vedevasi da lungo tempo su tele sdrucite di iuta frasi come “grano duro”, “fosfati”, ed altro ancora.

Il motivo che ha provocato la discesa della giustizia in tenda si deve al pericolo di crollo del palazzo di giustizia di Bari, instabile e malfermo da ben sedici anni, da quando è stato inaugurato.

Addirittura vi è un magistrato della Procura barese che da lunghi anni sta indagando sulle malefatte connesse alla costruzione.

Il copione, come nelle innumerevoli tragedie italiane, è sempre quello.

La corruzione, che trova il terreno più fertile nell’àmbito delle opere pubbliche. Siano esse strade o palazzi.

E sin troppo facile intuire come vi siano mille modi di impiegare ferro e cemento ai fini edificatori.

Mille rivoli, talvolta del tutto non accertabili, permettono uso di materiale scadente che passi per buono.

I profitti, va da sé, li traggono imprenditori disonesti, burocrati senza ritegno, politici corrotti.

Al solito in prima linea, pertanto esposti a ogni pericolo e, forse, a facile ludibrio, sono sempre gli ultimi ovvero gli attori necessari della eterna commedia all’italiana.

Comico e tragico vedere, giudici, procuratori della Repubblica, avvocati, rappresentare la sacralità del processo, tutti accampati sotto una tenda.

Grande assente in questa vicenda, come al solito, la retta politica.

Nessuno del ministero, diretto sino a oggi dal perito nautico, on. Orlando, si è fatto vivo.

Gli avvocati chiedono la proclamazione dello stato di necessità.

Il prefetto nicchia.

Una prima scadenza burocratica, peraltro assai preliminare, sembra abbia quale termine quello dell’ 11 giugno.

E siamo solo all’inizio.

Si può stare sotto le tende di sicuro per anni.

A parte le interessate e trionfalistiche dichiarazioni delle cosí dette “Autorità”, tutto va indietro nel nostro povero Paese.

Si è tanto rubato, si ruba ancora.

Di conseguenza la forbice fra risorse stanziate e risorse effettivamente impiegate è molto ampia.

Tutto si poteva prevedere, abbiamo visto strade interrotte per anni, linee ferroviarie soppresse, rifiuti posti per settimane in mezzo alla strada, ma il Tribunale che scenda in tenda, oltrepassa ogni immaginazione.

Non lasciamoci contagiare dal solito prurito nazionalista quando la grande stampa mondiale qualifica in modo ironico la realtá italiana.

Quando un quotidiano inglese afferma che le realtá in Italia, provvisorie ed, insieme, eterne, somigliano agli spaghetti al dente, in un attimo si ottiene l’effimera cottura.

Popolo di santi e navigatori, ma pure sentìna di burocrazia corrotta, asilo di boiardi di Stato eterni sotto ogni stagione, perimetro ampio e breve di una eterna cloaca.

Questa, purtroppo, è l’Italia dalle mille cittá e dal ricco guardaroba di Arlecchino.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.