Il principio di sussidiarietà nel diritto europeo e nel diritto nazionale, con particolare riferimento alle sue applicazioni nel settore scolastico italiano

Un tratto caratterizzante l’evoluzione normativa, che ha interessato il nostro sistema giuridico negli ultimi decenni, consiste nell’influenza esercitata dall’ordinamento dell’ UE.

Il principio di sussidiarietà, sancito dall’ art.5 del TUE, così come modificato dal Trattato di Lisbona, ne costituisce un chiaro esempio.

In generale, tale principio attiene al riparto di competenze tra i diversi livelli di potere pubblico, sul presupposto che, in prima battuta, debbano agire gli enti più vicini ai cittadini (principio di prossimità) e, solo ove gli interessi di questi ultimi non possano essere adeguatamente soddisfatti, debba intervenire lo Stato.

In sede europea il principio di sussidiarietà viene completato, oltre che dal principio di prossimità, anche dal principio di proporzionalità.

In particolare, a mente dell’art.5 del Trattato, l’UE può intervenire nelle materie non appartenenti alla sua competenza esclusiva secondo il principio di attribuzione, solo nelle ipotesi in cui gli obiettivi di interesse europeo non possano essere adeguatamente raggiunti dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale.

L’intervento dell’UE deve essere proporzionato, vale a dire necessario quante volte l’intervento degli Stati membri non si riveli sufficiente.

Nel nostro ordinamento detto principio, espressamente  sancito dagli articoli  114 e 118 della Costituzione a seguito della riforma del titolo V nel 2001, viene affiancato dai principi di differenziazione e adeguatezza.

In base al primo principio, nell’esercizio delle funzioni amministrative, occorre tener conto delle peculiarità strutturali, organizzative e demografiche proprie degli enti locali.

Il principio di adeguatezza è molto affine al principio di proporzionalità e presuppone l’individuazione dell’ente più idoneo a raggiungere i fini prefissati.

Occorre precisare che le disposizioni fin qui menzionate riguardano la sussidiarietà cosiddetta verticale. Quest’ultima attiene al rapporto tra governo centrale ed enti locali nella rispettiva ripartizione del potere.

Sussiste, però, anche una sussidiarietà di tipo  orizzontale, in base alla quale i privati ed, in particolare, le rispettive formazioni sociali possono esercitare poteri pubblici e, solo ove ciò non sia realizzabile, allora il loro potere di intervento arretra per essere sostituito da quello statale.

È lo stesso art.118 al comma 4 a statuire che lo Stato, le regioni e gli altri enti locali debbano favorire l’autonomia dei cittadini e delle rispettive formazioni, allorchè esercitino attività di interesse generale.

Il settore scolastico costituisce, nel nostro ordinamento, esempio emblematico di applicazione del principio di sussidiarietà, sia in senso verticale, relativo al riparto di funzioni tra Stato, regioni, enti locali e istituzioni scolastiche, sia in senso orizzontale, concernente i rapporti, segnatamente di collaborazione, intercorrenti tra i vari istituti scolastici, ovvero tra questi ultimi e altri soggetti giuridici.

Ciò deve ritenersi conseguenza del riconoscimento, da parte della cosiddetta riforma Bassanini del 1997, di ampie fette di autonomia (autonomia amministrativa, finanziaria, funzionale, didattica, organizzativa, ecc.) a favore degli istituti scolastici.

Il principio di autonomia scolastica è stato ulteriormente rafforzato attraverso successivi interventi normativi.

Va segnalata la recente legge n.107/15 che, nel favorire forme di collaborazione tra le diverse istituzioni scolastiche e, quindi, tra enti di pari grado, ha segnato una tappa fondamentale nel passaggio da una sussidiarietà di tipo verticale ad una sussidiarietà di tipo orizzontale in ambito scolastico.

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