I PRINCIPI APPLICABILI ALLE PROCEDURE PER L’AFFIDAMENTO E L’ESECUZIONE DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE, SOTTO SOGLIA COMUNITARIA

Come si evince dall’art. 1, co. 1 bis della l. 241/90 le pubbliche amministrazioni sono dotate di capacità negoziale e possono avvalersi di moduli privatistici per la realizzazione dei propri fini istituzionali.

Proprio la cura dell’interesse pubblico cui è deputata la P.A. comporta la peculiarità della sottoposizione della sua attività negoziale a norme di diritto pubblico, quantomeno relativamente all’iter di formazione della sua volontà contrattuale. Questa fase, infatti, che inizia con la determina a contrarre e si conclude con l’aggiudicazione, ha natura pubblicistica; la stipula del contratto segna invece l’inizio della seconda fase cosiddetta negoziale, caratterizzata dalla posizione paritetica della PA rispetto al contraente privato e alla sottoposizione alle norme di diritto comune.

Tra le principali fonti sui contratti pubblici vanno ricordati il RD 827/24, la L. 241/90, il DLgs 50/2016, cosiddetto codice dei contratti pubblici, le linee-guida dell’ANAC e la L. 55/19.

 Il codice dei contratti pubblici effettua una distinzione tra contratti di rilevanza comunitaria  e non a seconda che il valore del contratto da affidare superi la cosiddetta soglia comunitaria o meno. Nel primo caso dovranno essere applicate le disposizioni che il codice detta relativamente alla sequenza procedimentale volta all’affidamento dei contratti pubblici. Nel secondo caso l’affidamento potrà avvenire secondo procedure più semplificate; ad ogni modo, anche a questa tipologia di contratti  vanno applicati i principi generali sanciti dall’art. 30 del codice degli appalti, sia per la fase di aggiudicazione che di esecuzione, come si desume dal richiamo operato dall’art. 36.

A mente di quest’ultimo, infatti, l’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria avvengono nel rispetto dei principi di cui agli articoli 30, comma 1, 34 e 42, nonché del rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti e in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese.

Alcuni di questi principi possono considerarsi corollari dei principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento sanciti rispettivamente negli artt. 3 e 97 della Costituzione. Si tratta, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, tempestività, proporzionalità e correttezza, che sono certamente funzionali al principio di buon andamento. L’economicità implica il minor dispendio di mezzi per ottenere il massimo risultato, l‘efficacia si realizza attraverso  l’adeguatezza e la proporzione tra i mezzi impiegati e i risultati da raggiungere. Il principio di non discriminazione, invece, è strettamente connesso ai principio di imparzialità e ragionevolezza, in quanto implica il divieto di disparità di trattamento. Inoltre, la non discriminazione, la libertà di concorrenza, il criterio di rotazione degli inviti sono tutti volti a garantire la par condicio tra gli operatori economici. Anche gli obblighi di pubblicità e trasparenza garantiscono una maggiore partecipazione da parte degli operatori economici, oltre che un controllo sulla correttezza della procedura. D’altra parte, i detti principi di derivazione comunitaria sono stati implementati per garantire l’esercizio delle quattro libertà di circolazione (merci, servizi, capitali, persone), fondamentali per la realizzazione del mercato unico europeo.

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